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Buckwise

Buckwise

Ieri sera ve li abbiamo fatti ascoltare in Emergenza Rock, oggi ve li presentiamo più dettagliatamente

Buckwise è un progetto ideato da Francesco “Gnappo” De Luca, Nicola Galluzzi e Lorenzo  L’Abbate.

Francesco “Gnappo” De Luca: basso, beats, synths, chitarra

Dopo anni di collaborazione musicale in varie band, decidono di dar vita un sound che unisce l’elettronica di matrice anglo-tedesca all’indie-folk di stampo statunitense. A loro si aggiunge Roberto Matarrese, musicista e producer (Kinky Atoms, LogisticDubLab, già fonico storico de La Fame di Camilla), che presta voce e penna per completare la formazione.

Nicola Galluzzi: banjo, tromba, tastiere, synths, cori

Dalla loro attitudine ad esplorare nuovi territori sonori scaturisce una produzione eterogenea, che svela da più prospettive questo connubio di generi. A volte diretto e irrequieto, a volte fresco o introspettivo, il sound dei Buckwise è caratterizzato da loop ritmici ossessivi, arrangiamenti sonori stratificati e melodie semplici ed emozionali.

Roberto Matarrese: voce, live electronics, synths, chitarra, tastiere

I quattro, tutti polistrumentisti, giocano a sperimentare soluzioni sonore sovrapposte arricchite dall’orecchiabilità di riff e ritornelli melodicamente accattivanti. I testi, in lingua inglese, sono un punto di vista sulla realtà che ci circonda, quasi sempre ermetici e difficilmente decifrabili con un’interpretazione univoca. A volte in contrasto con la melodia che accompagnano, sono il prodotto delle suggestioni scaturite dalla parte musicale dei brani. Nel 2017 firmano con La Rivolta Records, con cui pubblicano due singoli: I’ll Begin (2017), in cui è inclusa anche Kids, versione rivisitata del brano degli MGMT, e Lost (2018).

Lorenzo L’Abbate: chitarra, ukulele, piano, synths, cori

Il punto di svolta  è il filo rosso che lega i brani del loro ultimo disco  TURNING POINT, dal quale è tratto il video di DUE . Il cambiamento declinato in varie accezioni, alcune più intimiste, altre più relative all’interazione tra le persone, fino a sfiorare temi sociali. Il momento di instabilità sociopolitica nel mondo occidentale si riflette sempre di più sull’individuo,  bloccato dalle dinamiche di una società in cui le disuguaglianze vanno sempre più accentuandosi. Le persone sono naturalmente più portate a cambiare nei vari emisferi della vita, un cambiamento che può rivelarsi non sempre positivo. L’esplorazione di queste tematiche genera un sound eterogeneo, segnato dalla sperimentazione di vari linguaggi musicali, sempre legati dall’anima electro/folk del quartetto. I punti fermi sono i ritmi quasi sempre ossessivi, il banjo solare, la voce particolare a volte aggressiva a volte trascinata, le linee di basso trascinanti, le ritmiche di chitarre e tastiere fuse insieme ad un’elettronica stratificata e spesso densa negli arrangiamenti

La copertina dell’album rappresenta in forma metaforica molti dei sogni e delle paure che contraddistinguono tutti i membri della band. Il punto comun del “turning point” per ogni membro viene riconosciuto però nella cattura extraterrestre del fanciullo. La navicella rappresenta il tempo, che viene dunque identificato nella paura. la paura del crescere, la paura che il tempo porti via le cose più care, la paura che il tempo ci porterà in un luogo a noi sconosciuto, appunto extraterrestre. Allo stesso tempo elementi fermi, come l’acqua, le montagne, il relax dei campi portano serenità e stabilità, al fine di creare un equilibrio perfetto tra adrenalina, paura, pace e determinazione.

I testi sono quasi sempre ermetici e criptici e portano chi ascolta in un paesaggio dai contorni sfumati, le cui interpretazioni lasciano spazio alla visione soggettiva. Dove il suono delle parole è importante quanto il loro significato. Le tematiche affrontate nel disco spaziano dalla ripetitività della vita al rapporto con la città, dalle rivoluzioni ai rapporti interpersonali.

“Un Banjo bluegrass che emerge in un’atmosfera indie con incursioni pop. L’elettronica morbida che non disdegna il glitch, un beat trascinante a tratti riflessivo. Una voce caustica, ispirata al profondo sud degli Stati Uniti, catturata dal mood britannico. Sono questi gli elementi alla base dell’architettura Buckwise.”
Buckwise

 

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